Le offerte Tim: cosa nascondono?

Le offerte Tim: cosa nascondono?

Promesse allettanti all inclusive che invece affibbiano solo piani tariffari mobili antieconomici.

Ognuno di noi aspira ad avere la linea telefonica fissa e quella mobile con un unico gestore/operatore, oltre che internet veloce, con la banda larga finanziata anche dai fondi europei, mantenendo lo stesso numero precedente per il telefono di casa e per il telefonino.

Le allettanti offerte della Tim pubblicizzate sui giornali, Tv e portali social, ti portano ad ordinare i suoi pacchetti all inclusive: Tim Smart Mobile –UPS, ossia Adsl/Fibra/Wi-fi, Fisso, Mobile, TimVision. Invece, poi, ti ritrovi ad avere per certo solo una tariffazione mobile diversa da quella ordinata. Molto più onerosa delle altre tariffe concorrenziali. Per il resto bisogna attendere, forse invano. Stride la differenza di adempimento del contratto tra la linea fissa e quella mobile. E da quanto risulta dai commenti sulla pagina Facebook della Tim pare che per la linea fissa occorrano anche mesi sine die per dare compiutezza all’ordine, senza soluzione di continuità. Il 187, con operatori che spesso ti chiudono il telefono prima che si smetta di parlare, nulla ti sa dire per i reiterati contatti per lo stesso problema se non, a secondo l’operatore, che l’ordine risulta bloccato o, addirittura, risulta essere annullato. Gli appuntamenti con il tecnico per la consegna del materiale, poi, vanno regolarmente deserti. Il 119, numero Tim per l’assistenza per il mobile, poi, è distinto dal 187, quindi nulla sa riguardo le vicende del ramo della linea fissa della Tim, e quindi nulla può per ovviare al disservizio.

Che le autorità preposte (amministrative o giudiziarie) o le più blasonate associazioni dei consumatori sappiano della vicenda e nulla fanno, sembra plausibile, tenuto conto della vastità dell’andazzo, così come risulta dai commenti sulla pagina Facebook della Tim.

A noi poveri cristi, se non ci resta che piangere, allora ci resta solo di aspettare.

Dr Antonio Giangrande Scrittore, sociologo storico, giurista, blogger, youtuber, presidente dell’Associazione Contro Tutte le Mafie.

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Processo Scazzi a Taranto…aspettando la Cassazione.

Processo Scazzi a Taranto…aspettando la Cassazione.

Aste e usura: chiesta ispezione nei tribunali di Taranto e Potenza. Interrogazione dei Senatori Cinque Stelle: “Prassi illegali e vicende inquietanti”, titola “Basilicata 24” nel silenzio assordante dei media pugliesi e tarantini.

Ne parliamo con il dr. Antonio Giangrande. Scrittore, sociologo storico, giurista, blogger, youtuber, presidente dell’Associazione Contro Tutte le Mafie, che ben conosce quel foro avendo esercitato la professione forense e dalla cui esperienza ne sono usciti dei libri.

«Da presidente dell’ANPA (Associazione Nazionale Praticanti ed Avvocati) già dal 2003, fin quando mi hanno permesso di esercitare la professione forense fino al 2006, mi sono ribellato a quella realtà ed ho messo in subbuglio il Foro di Taranto, inviando a varie autorità (Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Taranto, Procura della Repubblica di Taranto, Ministro della Giustizia) un dossier analitico sull’Ingiustizia a Taranto e sull’abilitazione truccata degli avvocati. Da questo dossier è scaturita solo una interrogazione parlamentare di AN del Senatore Euprepio Curto (sol perché ricoprivo l’incarico di primo presidente di circolo di Avetrana di quel partito). Eccezionalmente il Ministero ha risposto, ma con risposte diffamatorie a danno dell’esponente. Da allora e per la mia continua ricerca di giustizia come Vice Presidente provinciale di Taranto dell’Italia dei Valori (Movimento da me lasciato ed antesignano dei 5 Stelle, entrambi a me non confacenti per mia palese “disonestà”) e poi come presidente nazionale dell’Associazione Contro Tutte le Mafie, sodalizio antimafia riconosciuto dal Ministero dell’Interno, per essermi permesso di rompere l’omertà, gli abusi e le ingiustizie, ho subito decine di procedimenti penali per calunnia e diffamazione, facendomi passare per mitomane o pazzo, oltre ad inibirmi la professione forense. Tutte le mie denunce ed esposti e la totalità dei ricorsi presentati a tutti i Parlamentari ed alle autorità amministrative e politiche: tutto insabbiato, nonostante la mafiosità istituzionale è sotto gli occhi di tutti.

I procedimenti penali a mio carico sono andati tutti in fumo, non riuscendo nell’intento di condannarmi, fin anche a Potenza su sollecitazione dei denuncianti magistrati.

Il 3 ottobre 2016, dopo un po’ di tempo che mancavo in quel di Taranto, si apre un ulteriore procedimento penale a mio carico per il quale già era intervenuta sentenza di assoluzione per lo stesso fatto. Sorvolo sullo specifico che mi riguarda e qui continuo a denunciare alla luna le anomalie, così già da me riscontate molti anni prima. Nei miei esposti si parlava anche di mancata iscrizione nel registro generale delle notizie di reato e di omesse comunicazioni sull’esito delle denunce.

L’ufficio penale del Tribunale è l’ombelico del disservizio. Non vi è traccia degli atti regolarmente depositati, sia ufficio su ufficio (per le richieste dell’ammissione del gratuito patrocinio dall’ufficio del gratuito patrocinio all’ufficio del giudice competente), sia utenza su ufficio per quanto riguarda in particolare la lista testi depositata dagli avvocati nei termini perentori. Per questo motivo è inibito a molti avvocati percepire i diritti per il gratuito patrocinio prestato, non essendo traccia né delle istanze, né dei decreti emessi. Nell’udienza del 3 ottobre 2016, per gli avvocati presenti, al disservizio si è provveduto con una sorta di sanatoria con ripresentazione in udienza di nuove istanze di ammissione di Gratuito patrocinio e di nuove liste testi (fuori tempo massimo); per i sostituiti avvocati, invece, ogni diritto è decaduto con pregiudizio di causa. Non un avvocato si è ribellato e nessuno mai lo farà, perché mai nessuno in quel foro si è lamentato di come si amministra la Giustizia e di come ci si abilita. Per quanto riguarda la gestione degli uffici non si può alludere ad una fantomatica mancanza di personale, essendo l’ufficio ben coperto da impiegate, oltretutto, poco disponibili con l’utenza.

Io ho già dato per fare casino, non foss’altro che ormai sono timbrato tra i tarantini come calunniatore, mitomane o pazzo, facendo arrivare la nomea oltre il Foro dell’Ingiustizia.

La presente, giusto per rendere edotti gli ignoranti giustizialisti e sinistroidi in che mani è la giustizia, specialmente a Taranto ed anche per colpa degli avvocati».

 

Dr Antonio Giangrande Scrittore, sociologo storico, giurista, blogger, youtuber, presidente dell’Associazione Contro Tutte le Mafie.

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