Manduria. L’Ufficio Protocollo non rilascia la ricevuta.

Già tempo fa sì è presentata una denuncia penale, naturalmente archiviata dalla procura di Taranto, con la motivazione “è normale prassi locale”, tanto da meritare l’attenzione de “La Gazzetta del Sud Africa”. Questa meritata visibilità ha urtato la suscettibilità del PM competente, tanto da reagire con una denuncia per diffamazione contro la vittima dell’omissione. Ritorsione a cui non è conseguita condanna.
Ancora oggi, dopo tanti anni i manduriani ancora sopportano una prassi esclusiva avallata dai magistrati, propria da paese da terzo mondo: non rilasciare il numero di protocollo e la firma dell’addetto. Prassi che potrebbe dare adito a dubbi sulla regolarità degli atti presentati, per tempi e forma. Se ai manduriani gli va bene questo modo di fare, per i forestieri è un metodo inaccettabile, specie se all’inoltro degli atti non consegue l’adozione del provvedimento richiesto, la cui responsabilità è impossibile accertare.

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Lettera al Direttore.

In tempo di crisi economica e di sistema che attanaglia la nazione; in un paese dove la verità è travisata o censurata per ideologia o per interesse economico; qualcosa di eccezionale dirompe sul web. Quaranta libri web e 3 canali video You Tube con centinaia di filmati che esplicano in immagini esemplificative quanto scritto nei testi. Opere che attirano l’attenzione di centinaia di migliaia di visitatori da tutto il mondo. Ricerca e didattica di Sociologia Storica per spiegare chi è l’italiano, le sue istituzioni e la sua classe dirigente.
Ma tutto ciò non è fruibile per tutti perché la censura di stampa e tv è imperante.
Perché tanta indifferenza od oscurantismo da parte di istituzioni, stampa e TV nei confronti della collana editoriale “L’Italia del Trucco, l’Italia che siamo”?
Perché un trattamento diverso rispetto a quello riservato ad altri saggisti o romanzieri, sicuramente non di maggior talento?
Verità che nessuno dirà mai, possono spiegare tanta avversione e censura o è colpa solo del gap culturale socio-mafioso?
Queste sono le domande che si pone l’autore delle opere letterarie, Antonio Giangrande, che si rammarica solo della mancata divulgazione delle opere presso i ceti sociali meno acculturati che non conoscono internet. Conoscenza che potrebbe influenzare le loro opinioni.
Dr Antonio Giangrande

DEPURATORE E SCARICO A MARE

A proposito del depuratore consortile con scarico nel mare incontaminato di Specchiarica.
Un comitato si è formato per fermare quello che il Comune di Manduria, l’Acquedotto Pugliese e la Regione Puglia vogliono fare in prossimità della località “Ulmo Belsito”, frazione turistica di Avetrana, ossia il depuratore con lo scarico a mare nella marina incontaminata di Specchiarica, frazione di Manduria; nessuno, invece, ha mai alzato la voce per obbligare a fare quello che si ha sacrosanto diritto a pretendere di avere come cittadini e come contribuenti che sul posto pagano milioni di euro di tributi.
Comunque i comitati in generale, non questo in particolare, sono composti da tanti galletti che non fanno mai sorgere il sole e guidati da personaggi saccenti in cerca di immeritata visibilità o infiltrati per parte di chi ha interesse a compiere l’opera contro la quale lo stesso comitato combatte. Questi comitati sono formati da gente compromessa con la politica e che ha come referenti politici gli stessi che vogliono l’opera contestata, ovvero nulla fanno per impedirlo. Valli a capire: combattono i politici che poi voteranno alle elezioni. Spesso, poi, ci sono gli ambientalisti. Questi a volte non sanno nemmeno cosa significhi amore per la terra, la flora e la fauna, ma per ideologia impediscono il progresso e pretendono che si torni all’Era della Pietra. Ambientalisti che però non disdegnano i compromessi speculativi, tanto da far diventare le nostre terre ampie distese desertiche tappezzate da pannelli solari che fanno arricchire i pochi. Pannelli solari che offendono il lavoro dei nostri nonni che hanno conquistato quei terreni bonificandoli da paludi e macchie. Sicuramente non vi sono professionisti competenti a intraprendere le azioni legali e giudiziarie collettive adeguate, anche con l’ausilio delle norme comunitarie. Di sicuro i membri del comitato non vogliono sborsare un euro e si impelagano in proteste infruttuose fine a se stesse. Se il singolo può adire il Tar contro un atto amministrativo che lede un suo interesse legittimo (esproprio), la comunità può tutelare in sede civile il diritto alla salute ed all’immagine ed alla tutela del proprio patrimonio.
Per quanto riguarda la costruzione ed il funzionamento del depuratore vi sono norme attuative regionali che regolano la materia. A livello nazionale invece, si fa riferimento ai due decreti legislativi il n. 152/06 (“Norme in materia ambientale”) e il n. 152/99 (recante “Disposizioni sulla tutela delle acque dall’inquinamento e recepimento della direttiva 91/271/CEE concernente il trattamento delle acque reflue urbane e della direttiva 91/676/CEE relativa alla protezione delle acque dall’inquinamento provocato dai nitrati provenienti da fonti agricole”) che, recependo la normativa comunitaria allo scopo di tutelare la qualità delle acque reflue, disciplinano che gli scarichi idrici urbani siano sottoposti a diverse tipologie di trattamento in funzione della dimensione degli agglomerati urbani. Altro è il controllo successivo rispetto ai parametri microbiologici di riferimento, gli stessi fissati dal D. lgs. 116 del 30 maggio 2008 ad integrazione del D.p.r. n. 470 dell’ 8 giugno 1982, norma emanata in recepimento della direttiva 79/160/CEE sulla qualità delle acque di balneazione e ora sostituita dalla più recente direttiva 2006/7/CE.
Secondo i neretini Mino Natalizio Massimo Vaglio, due noti ed attivi ambientalisti di Nardò, la direttiva della Commissione delle Comunità Europee n°87/22/CE del 22 maggio 2011 inviata al Parlamento e al Consiglio Europeo per la pubblicazione in merito al trattamento delle acque reflue urbane costituisce uno dei punti chiave della politica ambientale dell’Unione Europea. Tale normativa, una volta pubblicata, entrerà in vigore a partire dal 31/12/2012 e dovrà essere “recepita“ dagli stati membri entro il 31/12/2013. In sostanza si vieterà lo scarico a mare delle acque fognarie per i nuovi impianti e l’obbligatorio adeguamento di quelli esistenti. Entro il 31/12/2015 gli agglomerati con più di 10.000 abitanti equivalenti che scaricano i loro affluenti in zone particolarmente sensibili (nel nostro caso l’Area Marina Protetta), dovranno intervenire per rispettare tali obblighi. Naturalmente questa direttiva rafforza la nostra convinzione che il progetto della Regione e dell’AQP non dovrebbe neanche essere più discusso. Che senso avrebbe, infatti, realizzare un’opera faraonica di decine di milioni di euro, che come ammette la stessa Europa sarebbe dannosa verso l’Ambiente, se sappiamo che tra pochi mesi sarà in contrasto con le indicazioni Comunitarie e quindi si dovranno spendere altri milioni di euro (che avremmo a disposizione se e chissà quando…), per adeguare il sistema di smaltimento a mare dei reflui fognari entro tre anni. Cioè quando l’eventuale opera dovrebbe essere appena terminata. Sarebbe davvero il colmo! Si rafforza, quindi, la necessità di modificare il piano di Tutela delle Acque della Regione Puglia, ormai superato dai fatti e dal prossimo quadro normativo dell’Unione Europea, nella direzione auspicata del riuso in agricoltura e/o per altri usi, dal momento che dal 31/12/2012 sarà vietato lo scarico a mare delle acque fognarie e che dalla ricezione della direttiva CE da parte degli Stati membri sarà consentita la realizzazione di appropriati sistemi depuranti atti a garantire un valido livello di protezione ambientale. Possibile che Regione ed AQP non siano a conoscenza di tali prossime disposizioni comunitarie e vogliano “buttare a mare” oltre ai reflui, anche milioni di euro?
Comunque in base alla normativa imminente che incombe, ovvero alla lesione del diritto d’immagine e di proprietà, vi sono ampi spazi per intraprendere azioni giudiziarie collettive, anche d’urgenza, senza che ci si avvalga di strumentali proteste fine a se stesse.
Insomma, con l’accidia e la negligenza si fa di tutto per impedire il turismo e con l’illogica inerzia o mala fede si frena la volontà imprenditoriale che crea lavoro ed investimenti.
Autorizzati alla pubblicazione. Il contatto è pubblico ed amicale. Se disturbo rispondi “Cancella”.
Presidente Dr Antonio Giangrande – ASSOCIAZIONE CONTRO TUTTE LE MAFIE ONLUS
099.9708396 – 328.9163996
http://www.controtuttelemafie.ithttp://www.telewebitalia.eu

“PRO SPECCHIARICA”

Si è costituita formalmente l’associazione di promozione sociale “PRO SPECCHIARICA”. Essa ha un suo sito web http://www.specchiarica.altervista.org . E’ stato nominato presidente l’avv. Mirko Giangrande. Essa è gemellata con il sodalizio nazionale “Associazione Contro Tutte le Mafie” e promossa sul web da “Tele Web Italia”. L’ambito di operatività è il territorio di Manduria (Ta) nel Salento, ma l’associazione è composta dai cittadini di Manduria, Avetrana, Erchie, Torre Santa Susanna e da tutti coloro che in migliaia hanno le loro proprietà in quella zona o ivi vi soggiornano, specie di estate.
Alla redazione una preghiera: accendete il faro dell’attenzione mediatica su una zona abbandonata e degradata, priva delle più elementari strutture urbanistiche, che impediscono lo sviluppo urbanistico, sociale ed economico del territorio, nonostante i cittadini paghino ed abbiano pagato milioni di euro al fisco statale e comunale, compresi gli oneri concessori con vincolo di destinazione.
SPECCHIARICA
Specchiarica è Salento. Specchiarica è un territorio costiero posto sul lato orientale della marina di Taranto. E’ una lontana frazione decentrata di Manduria, provincia di Taranto, attigua al confine territoriale di Porto Cesareo, provincia di Lecce. Specchiarica confina con altre frazioni manduriane: ad est con Torre Colimena; ad ovest con San Pietro in Bevagna. Specchiarica è meno nota delle precedenti località pur se, in periodo estivo, ospita il doppio dei loro villeggianti. Le sue spiagge sono alternativamente sabbiose e rocciose ed il mare è incontaminato. Specchiarica è delimitata da due importati risorse ambientali. Sul lato est di Specchiarica vi è la Salina dei Monaci, sul lato ovest vi è il fiume Chidro. Specchiarica è formata da 5 contrade: quota 10; quota 11; quota 12; quota 13; quota 14. Le contrade non sono altro che delle strade di campagna comunali perpendicolari alle parallele strade provinciali e statali: la litoranea Salentina e la Tarantina. Le strade contradaiole oggi asfaltate alla meno peggio, sono bucate da tutte le parti. Ai lati di queste strade comunali da sempre si è lottizzato e costruito abusivamente. Prima a ridosso della litoranea e poi man mano, fino all’interno senza soluzione di continuità. Migliaia di case e decine di strade che da private sono divenute pubbliche. Gli organi preposti giudiziari ed amministrativi, anzichè regolare questo scempio, lo hanno agevolato.
A Specchiarica è quasi impossibile arrivarci: non ci sono vie di collegamento degne di un paese civile. Non vi è una ferrovia: i treni si fermano a Taranto. Non vi è un aeroporto: gli aerei si fermano a Brindisi. Non vi sono autostrade: l’autostrada si ferma a Massafra. Non vi sono porti: le navi si fermano a Taranto o Brindisi. Non vi sono autolinee extraurbane: gli autobus si fermano a Manduria o ad Avetrana.
Di questo diciamo grazie a chi ci amministra a livello provinciale, regionale, statale.
Percorrendo la litoranea Salentina, Specchiarica, a guardarla dal lato del mare è un paradiso vergine ed incontaminato, ma volgendo gli occhi all’interno ci si trova un ammasso di immobili, per lo più seconde case, costruite tutte abusivamente nell’indifferenza delle istituzioni. L’urbanistica del posto non esiste, e quello che c’è, di fatto, è mancante di qualsivoglia servizio civico. Mancano: acqua potabile e sistema fognario, la cui mancanza incide sull’inquinamento della falda acquifera; percorsi di viabilità pedonale ed automobilistica; illuminazione pubblica e luoghi di svago e di ritrovo. Assurdo, ma manca addirittura una piazza. Tempo fa a Specchiarica vi era un luogo di ritrovo. Un bar-ristorante-pizzeria con annesso parcheggio roulotte e sala da ballo all’aperto. Vi era movimento, luci, suoni, svago, intrattenimento. Svolgeva altresì la funzione di ufficio informazioni. Un giorno d’inverno qualcuno appiccò il fuoco alla struttura. Un avvertimento del racket a chi non voleva pagare il pizzo. L’amministrazione pubblica non ha più dato modo ai proprietari di ricostruire quello che la mafia aveva distrutto. La mafia ti rovina la vita; lo Stato ti distrugge la speranza. Le rovine di un passato sono ancora lì a ricordarci l’incapacità degli amministratori pubblici di governare e gestire un territorio.
L’amministrazione comunale di Manduria è incapace di dare un’immagine ed una regolamentazione affinchè il territorio sia una risorsa economica e sociale per il territorio. Specchiarica è un luogo desolato ed abbandonato a sè stesso. Posto nel limbo territoriale e culturale tra i comuni di Avetrana e Manduria è un luogo di vacanze. Ambìto da entrambi i Comuni, il territorio è oggetto di disputa sulla sua titolarità. Avetrana ne vanta l’autorità per precedenti storici e per l’infima prossimità. I proprietari delle case o i locatari che li occupano temporaneamente (pagando affitti in nero) sono gente di varie origini anche estere o extra regionali o provinciali. I specchiarichesi per lo più sono di origini autoctone, ossia sono cittadini di Avetrana, ma anche di Erchie, Torre Santa Susanna, Manduria e di altri paesi pugliesi limitrofi che si affacciano sulla costa ionica.
Specchiarica ha un solo ristorante, un solo bar, un posteggio per roulotte: troppo poco per sfruttare economicamente la risorsa del turismo. I saccenti amministratori locali ed i loro referenti politici provinciali e regionali, anzichè impegnarsi a porre rimedio ad un danno economico e d’immagine incalcolabile, nel deserto hanno pensato bene di progettare lo sbocco a mare del depuratore fognario di Manduria e Sava (paesi lontani decine di chilometri), arrecando addirittura un probabile danno ambientale.
Un comitato si è formato per fermare quello che si vuol fare; nessuno, invece, ha mai alzato la voce per obbligare a fare quello che si ha sacrosanto diritto a pretendere di avere come cittadini e come contribuenti che sul posto pagano milioni di euro di tributi.
Insomma, con l’accidia e la negligenza si fa di tutto per impedire il turismo e con l’illogica inerzia si frena la volontà imprenditoriale che crea lavoro ed investimenti.
Di certo è che se Specchiarica a vederla così è una vergogna, la colpa è tutta dell’ignavia e l’accidia di chi la abita, che supinamente subisce l’abbandono e la mala amministrazione della cosa pubblica, nonostante gli stessi cittadini abbiano pagato gli oneri concessori urbanistici (con vincolo di destinazione urbanistica) e paghino regolarmente tutti i tributi.
Per questo è nata l’Associazione “Pro Specchiarica”. Per dare vita al territorio e per dare una speranza di progresso sociale ed economico ad una comunità.
L’Associazione non ha scopo di lucro. Gli utili di gestione non possono essere ripartiti tra i soci anche indirettamente, ma l’eventuale avanzo di gestione deve essere reinvestito a favore delle attività istituzionali previste dal presente statuto e di seguito elencate.
Scopo dell’associazione è:
– Promuovere la cultura e la tutela del patrimonio storico, artistico ed ambientale;
– Promuovere gli interessi e i bisogni del territorio;
– Promuovere le attività sportive, ricreative e del tempo libero.
– Agire in giudizio per la tutela degli interessi sociali e collettivi.
Questa iniziativa no profit dell’Associazione “Pro Specchiarica” mira a promuovere ed a tutelare il territorio. Si dà spazio, anche, alle problematiche territoriali.
Presidente Dr Antonio Giangrande – ASSOCIAZIONE CONTRO TUTTE LE MAFIE ONLUS
099.9708396 – 328.9163996
http://www.controtuttelemafie.ithttp://www.telewebitalia.eu